Leo Carrassi intervista Raul Cremona

Raul Cremona

L. Raul Cremona è un illusionista, un comico, un caratterista, e non ultimo un amante della cultura, uno storico, un collezionista di libri antichi e cimeli legati all’illusionismo. Che importanza dai a quest’ultimo aspetto? Che ruolo ha avuto la storia della magia nella tua crescita da illusionista?

R: La conoscenza della storia della magia non passa solamente attraverso la lettura o la pratica. Sì questo atteggiamento è importante ma può non essere sufficiente. Una morbosa passione per ciò che ci precede, che si trova sul nostro sentiero, un cammino che è stato percorso da altri prima di noi, ci apre porte che neanche possiamo immaginare.
La mia passione per i libri antichi per esempio parte dalla scoperta di una sfasciata prima edizione del libro di Giuseppe Antonio Alberti “I giochi numerici fatti arcani”, al quale mancavano dieci pagine, per poi approdare ad un altro esemplare incompleto al quale mancavano pagine diverse. Il passo successivo è stato quello di iscrivermi ad un corso di restauro di libri antichi fino a rimettere, smontandoli, i due libri insieme e crearne uno completo.
Il che ha comportato sei lunghi mesi, più il tempo di ricerca dei volumi. Capirete quanta dedizione e fatica , ma quanta soddisfazione alla fine nel trovarmi in mano un libro del “700” completamente restaurato da me. Ecco, questo intendo per passione e amore per la nostra arte. Voglio dire che avere fra le mani un vecchio manifesto o leggere un articolo perso in un giornale introvabile, ci rende sempre più vicini all’essenza della nostra arte, in pratica non esiste eccellenza artistica senza un compenetrazione totale con ciò che amiamo.


L. Ti ho visto spesso riportare alla luce i numeri di una volta, cambiandogli d’abito e offrendo al pubblico una diversa chiave di lettura. Come si rispolvera un vecchio gioco di prestigio? Come rendi giustizia a quei giochi che per molti prestigiatori possono sembrare obsoleti?

R. Diciamocelo sinceramente i giochi di prestigio sono come i tasti di un pianoforte, sono sempre quelli, quello che cambia è come vengono rappresentati, e io credo che al di là del grande scalpore che fanno i nuovi effetti o le nuove trovate stile “you tube” io credo che alla fine i classici non muoiano mai. Lo disse Patrik Page a un giovanissimo Raul Cremona nei lontani anni “70”. Per questo motivo che non rinuncio mai ad eseguire il gioco della carta nel portafoglio o la banconota nella sigaretta, giochi che hanno più di cinquant’anni ma che lasciano il pubblico sempre a bocca aperta. La tecnica per rivalutare un vecchio è gioco per me consiste nell’adeguare l’attrezzo, anche se obsoleto, ad un testo che lo renda moderno e fruibile, contestualizzare il gioco ridisegnandolo in un contesto attuale. Faccio un esempio il gioco delle bottiglie che si moltiplicano, è un classico gioco degli anni “50”, lo abbiamo vista fare da Ken Brooke, da Tommy Cooper, da Alberto Sitta, io l’ho messo nella mani di un Raul mago che cerca di spiegare ai bambini come si diventa maghi ma che viene disturbato da uno spettatore spalla che combina solo guai, il tavolo si gira su se stesso e consente allo spettatore antipatico di far riuscire il gioco anche quando non viene.
In pratica invece di eseguirlo semplicemente, cerco di trovare un nuovo modo di porgerlo al pubblico, in questo caso aggiungendo variazioni personali che mi concedono un esecuzione più personale, non limitandomi a svolgerlo nella maniera tradizionale.
A volte lo faccio eseguire dalla mia parodia del mago Silvan, in quest’ultimo caso non mi allontano dalla natura “antica” del gioco ma semplicemente la contestualizzo, un buon esercizio di stile è quello di far fare lo stesso gioco ai miei vari personaggi, così mi immagino come lo farebbe il mago Oronzo, oppure Manipolini etc. scoprendo così che se possiedi il personaggio, trovare battute, gag e giochi, è molto più facile, mentre invece è difficile il contrario.


L. Ciarlatani e imbonitori. Si può dire che in Raul Cremona vi è una componente moderna e irriverente del mago da strada settecentesco?

R. Le mie radici parlano da sé; mio bisnonno era un clown, mio nonno un incantatore di folle come mio padre, ed entrambi esercitavano il mestiere dei venditori ad incanto, io invece sono un prestigiatore prestato alla comicità.
Tenendo presente che comicità e prestigiazione vanno pari passo. Il “700” per me è l’epoca del mago, anche se il fascino dei vari Pinetti oggi non avrebbe senso; medaglie, comodini addobbati sfarzosamente sul palco, compari, automi, oggi non direbbero nulla a un pubblico smaliziato e tempestato da effetti speciali.
Nonostante tutto, il fascino esercitato da quest’epoca e dai suoi eroi è ancora latente, soprattutto in noi che siamo così attratti dal gioco di prestigio, dal vorticoso piroettare delle mani, dal sotterfugio, dalla menzogna esercitata ad arte e dalla gestualità a volte anche esasperata. Tutte queste cose appartengono ad un altro palcoscenico, quello che ci immaginano calpestato dal prestigiatore che amiamo. Nei miei sogni spesso m’immagino un po’ Pinetti, un po’ Bosco, e chissà che in un futuro non decida di creare un mio personaggio ispirato a loro.


L. Mettendo da parte il mago e l’appassionato arte magica…
Oggi Raul cabarettista può scatenare una risata con un’espressione, permettendosi di vivere un po’ di rendita. Ti è più facile di ieri quindi, o accusi in qualche modo l’aspettativa sempre molto alta del pubblico?

R. Certo, per me oggi è più facile affrontare il pubblico, grazie a quasi vent’anni di televisione, un sorriso o una semplice battuta mi regalano un applauso o la simpatia di chi mi guarda.
Se solo penso che agli inizi, per vedere abbozzarsi, e non sempre, un sorriso sulle labbra di chi mi guardava, dovevo sparare una sventagliata d’innumerevoli gag.
Oggi invece il pubblico mi aspetta e il consenso è unanime, anche se dentro di me scalpita sempre il Raul degli esordi. Col tempo ho imparato ad affilarmi le unghie e nella mia faretra ci sono più frecce, così dopo il consenso iniziale devo esser pronto a improvvisare una gag, una battuta, un gioco veloce eseguito magari in quattro minuiti o in dieci a seconda del caso.
Con l’esperienza, a volte sacrificando la mia natura più magica a beneficio di quella comica, prediligendo magari gli sketch ai giochi di prestigio, mi sono costruito così una credibilità di fantasista, più per vocazione che per scelta, e alla fine sono riuscito a pilotare il tutto in una direzione che in fondo mi rende giustizia.
Ai più giovani puristi dell’illusionismo vorrei ricordare che la prestigiazione è una specialità del palcoscenico e il prestigiatore è un uomo di spettacolo e come tale deve conoscere tutte le malizie del suo e del mestiere degli altri.
Non bisogna mai pensare di essere arrivati, io mi rimetto sempre in discussione e genero e rigenero nuove soluzioni, perché il pubblico ti segue sempre, fino a quando non lo deludi.

 

 

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